I beni comuni di Rodotà

Ho appena iniziato a leggere questo libretto e già lo trovo entusiasmante! Uno dei primi testi è di De Magistris, sindaco di Napoli, che scrive:

“I princìpi costituzionali vivono e vengono ribaditi anche attraverso le delibere delle amministrazioni comunali. Con questi provvedimenti abbiamo affermato il principio secondo il quale se un bene privato viene abbandonato e non è più curato, attraverso una procedura amministrativa, si può arrivare alla sottrazione di tal bene per poi essere acquisito al patrimonio comunale e affidato alle comunità che sul luogo insistono attraverso un controllo popolare.”

“Molte esperienze di protagonismo sociale hanno recuperato luoghi in sofferenza e li hanno fatti diventare luoghi di tenuta e coesione sociale, con mense popolai, ambulatori popolari, scuole di italiano per migranti, scuole di lingue straniere per i nostri cittadini che non possono pagare una scuola privata, teatri. Iniziative che non meritano da parte di una amministrazione accondiscendenza e tolleranza ma la costruzione di un percorso giuridico di riconoscimento e tutela.”

“Si tratta di beni di fruizione collettiva dei quali nessuno se ne può appropriare nemmeno pro-tempore. Dobbiamo favorire le condizioni affinché si possa disporre dei beni comuni e decidere insieme come usufruirne.”

“Faccio riferimento sempre a comunità di abitanti e non di cittadini (…) è compito di un amministratore, di un amministratore che attua la Costituzione nella sua accezione inclusiva, essere a disposizione di tutta la propria comunità di abitanti, di chi ha una diversa nazionalità e anche e soprattutto di chi una nazionalità non l’ha ancora.”

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